Economia
La Fiom della Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia contro Fiat per inottemperanza alla sentenza del 9...
La Fiat si rifiuta di far lavorare gli operai reintegrati. La FIOM denuncia la Fiat
La Fiom della Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia contro Fiat per inottemperanza alla sentenza del 9 agosto. In quella data il giudice del lavoro ha reintegrato nel loro posto tre operai dello stabilimento di Melfi. La denuncia, formalizzata nella caserma di Melfi dal segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, era stata annunciata oggi dai legali della Fiom dopo che i tre operai non sono stati reintegrati nel loro posto di lavoro."Ha ragione Fiat"
"Il datore che non intenda concretamente tenersi in azienda il lavoratore licenziato in ottemperanza all'ordine del Giudice, sara' tenuto soltanto a pagare tutto il dovuto". Lo sostiene l'avvocato, esperto di diritto del lavoro, Gabriele Fava secondo il quale, per il caso Fiat di Melfi il reato previsto dall'articolo 650 del codice penale "non e' neanche ipotizzabile" perche' tale articolo "si riferisce all'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorita', cosa diversa dall'inottemperanza all'ordine del Giudice, poiche' tale disposizione e' collegata alla inosservanza di un provvedimento per ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o di igiene".
Soprattutto, sostiene Fava, "non si puo' costringere con la forza un imprenditore a tenere nella sua azienda una persona non gradita, se non altro per rispettare i principi della liberta' dell'impresa costituzionalmente garantiti" dall'articolo 41 della Costituzione.
Appello
"Lancio un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: non ci faccia vergognare di essere italiani": lo ha detto ai giornalisti Giovanni Barozzino, uno dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat licenziati dall'azienda e reintegrati dal giudice del lavoro. Barozzino - che è delegato della Fiom e ha parlato anche a nome di Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - è entrato oggi nel recinto della fabbrica (nonostante la Fiat avesse invitati lui e i suoi colleghi reintegrati e rimanere a casa) ma e' rimasto negli uffici dei sorveglianti, tornando fuori poco fa.
"Vogliamo solo il nostro lavoro, come ha deciso il giudice", ha aggiunto Barozzino parlando ai cronisti. "Non vogliamo essere confinati in una saletta sindacale - ha aggiunto - che e' distante centinaia di metri dalla fabbrica dove lavorano i nostri colleghi. Dalla saletta - ha concluso Barozzino - non potremmo parlare con nessuno. Per rivendicare i nostri diritti siamo disposti a venire in fabbrica ogni giorno".
Non in linea
I lavoratori erano arrivati in fabbrica per riprendere il loro lavoro al turno delle 14 ma, dopo avere superato i tornelli, erano stati accompagnati nel locale riservato alla vigilanza dello stabilimento. Qui, alla presenza di un rappresentante sindacale e dell'avvocato della Fiom, era stato loro comunicato che potevano entrare in fabbrica ma senza ritornare sulla linea della catena di montaggio. Per loro sarebbe stata riservata lka saletta sindacale e, durante l'orario di lavoro, sarebbero dovuti stare lì.
Dopo una breve consultazione con i legali, i tre hanno deciso di abbandonare la fabbrica mentre la Fiom e l'avvocato che sta seguendo la vicenza, hanno valutato la necessità di rivolgersi alla magistratura affinchè l'ordinanza di reintegro disposta dal giudice del lavoro venisse pienamente rispettata. Ed è in questo frangente che i lavoratori hanno presentato ai giornalisti il loro appello al Presidente della Repubblica.
Subito dopo un centinaio di lavoratori della Fiat di Melfi hanno dato vita ad un corteo, per rivendicare il rispetto dei diritti dei tre lavoratori. La Fiom fa sapere di aver proclamato un'ora di sciopero tra il secondo ed il terzo turno di lavoro odierno.
Misura legittima
La risposta della Fiat non si è fatta attendere e in una nota ha precisato di ritenersi ampiamente legittimata ad adottare la misura per cui non reinegrerà i lavoratori sul posto della linea di montaggio. Riservandosi di portare per il ricorso previsto al 6 di settembre, ulteriori motivazioni che, a suo avviso, dimostrerebbero la giusta causa del licenziamento per i tre lavoratori.
Dignità offesa
La Fiat "offende la dignita' dei lavoratori" e sembra usare la forza anche se non c'e' ragione. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani al Tg3 sulla vicenda di Melfi. "Sembra un'atteggiamento davvero in contraddizione - dice Epifani - perche' non si rispetta una sentenza della magistratura che reintegra questi lavoratori".
Inoltre sottolinea il dirigente sindacale "si offende la dignita' dei lavoratori e non si fa neanche l'interesse dell'immagine dell'azienda. Con questo accanimento l'opinione pubblica si schiera con chi ha ragione anche se e' piu' debole e non con chi usa la forza senza ragione".
