Il
Busto
Dal 1376 la testa e il torace
di sant'Agata sono custoditi in
un prezioso reliquiario d'argento
lavorato finemente a sbalzo e
decorato con ceselli e smalto.
Ha l'aspetto di una statua a mezzo
busto, con l'incarnato del volto
in fine smalto e il biondo dei
capelli in oro. In realtà,
però, è un raffinato
forziere, cavo all'interno, in
cui sono custodite le reliquie
della testa, del costato e di
alcuni organi interni. L'allora
vescovo di Catania, un benedettino
francese oriundo di Limoges, l'aveva
commis- sionato in Francia, nel
1373, all'orafo senese Giovanni
Di Bartolo.
La devozione dei fedeli arricchisce
continuamente di gioielli, ori
e pietre preziose la finissima
rete che ricopre il Busto. Tra
gli oltre 250 pezzi che a più
strati ricoprono il reliquiario,
alcuni sono doni di particolare
valore. La corona, un gioiello
di 1370 grammi tempestato di pietre
preziose, fu, secondo una tradizione
non confermata, un dono di Riccardo
I d'Inghilterra detto "Cuor
di Leone", che giunse in
Sicilia nel 1190, durante una
crociata. La regina Margherita
di Savoia, nel 1881, offrì
un prezioso anello, mentre il
vicerè Ferdinando Acugna
una massiccia collana quattrocentesca.
Vincenzo Bellini donò alla
patrona della sua città
un riconoscimento che era stato
dato a lui: la croce di cavaliere
della Legion d'Onore. Anche papi,
vescovi e cardinali negli anni
hanno arricchito il tesoro di
sant'Agata di collane e croci
pettorali, oggetti preziosi che
si aggiungono ai tantissimi ex
voto che il popolo catanese continua
a offrire alla "santuzza".
Nella stessa data in cui fu realizzato
il Busto, gli orafi di Limoges
eseguirono anche i reliquiari
per le membra: uno per ciascun
femore, uno per ciascun braccio,
uno per ciascuna gamba.
I reliquiari per la mammella e
per il velo furono eseguiti più
tardi, nel 1628. Attraverso il
vetro delle teche, che protegge
ma non nasconde, durante la festa
di sant'Agata si può vedere
il miracoloso velo, una striscia
di seta rosso cupo, lunga 4 metri
e alta 50 centimetri, che le ricognizioni
garantiscono ancora morbida, come
se fosse stata tessuta di recente.
Attraverso il reliquiario della
mano destra e del piede destro
si possono scorgere i tessuti
del corpo della santa ancora miracolosamente
intatti.
Lo Scrigno
Le
reliquie del corpo, che per secoli
furono conservate in una cassa
di legno (oggi custodita nella
chiesa di Sant'Agata la Vetere),
dal 1576 si trovano in uno scrigno
rettangolare d'argento alto 85
centimetri, lungo un metro e 48,
largo 56. Il coperchio è
suddiviso in 14 riquadri che raffigurano
altrettante sante che onorano
Agata, la prima vergine martire
della chiesa. All'interno si conservano
anche due documenti storici: la
bolla pontificia di Urbano II
che conferma solennemente che
sant'Agata nacque a Catania e
non a Palermo, come voleva un'altra
tradizione, e una pergamena del
1666 che proclama sant'Agata protettrice
perpetua di Messina.
La Reliquia del Seno
Fra
tutte le città italiane
di cui sant'Agata è compatrona,
Gallipoli e Galatina, in Puglia,
sono coinvolte in una singolare
contesa che vede come protagonista
una reliquia di sant'Agata, la
mammella.
Una leggenda diffusa in Puglia
spiegherebbe con un miracolo la
presenza della reliquia a Gallipoli.
Si dice che 1'8 agosto del 1126
sant'Agata apparve in sogno a
una donna e la avvertì
che il suo bambino stringeva qualcosa
tra le labbra. La donna si svegliò
e ne ebbe conferma, ma non riuscì
a convincerlo ad aprire la bocca.
Tentò a lungo: poi, in
preda alla disperazione, si rivolse
al vescovo. Il prelato recitò
una litania invocando tutti i
santi, e soltanto quando pronunciò
il nome di Agata il bimbo aprì
la bocca. Da essa venne fuori
una mammella, evidentemente quella
di sant'Agata.
La reliquia rimase a Gallipoli,
nella basilica dedicata alla santa,
dal 1126 al 1389, quando il principe
Del Balzo Orsini la trasferì
a Galatina, dove fece costruire
la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria
d'Egitto, nella quale è
ancora oggi custodita la reliquia,
presso un convento di frati cappuccini.
Le altre Reliquie
A
Palermo, nella Cappella regia,
sono custodite le reliquie dell'ulna
e del radio di un braccio. A Messina,
nel monastero del SS. Salvatore,
un osso del braccio. Ad Alì,
in provincia di Messina, parte
di un osso del braccio. A Roma,
in diverse chiese si conservano
frammenti del velo. A Sant'Agata
dei Goti, in provincia di Benevento,
si conserva un dito. Altre piccole
reliquie si trovano a Sant'Agata
di Bianco, a Capua, a Capri, a
Siponto, a Foggia, a Firenze,
a Pistoia, a Radicofani, a Udine,
a Venalzio, a Ferrara.
Anche all'estero si custodiscono
piccole reliquie di sant'Agata.
In Spagna: a Palencia, a Oviedo
e a Barcellona. In Francia: a
Cambrai Hanan, Breau Preau e Douai.
In Belgio: a Bruxelles, a Thienen,
a Laar, ad Anversa. E ancora,
in Lussemburgo, nella Repubblica
Ceca (Praga) e in Germania (Colonia).
Tratto
da: Maria Torrisi, Sant'Agata,
Ed. S.Paolo
Cinisello Balsamo (MI) 1997