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| Addio a Monicelli |
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Il regista Mario Monicelli è morto la sera del 29 novemvre 2010 a Roma, lanciandosi dal balcone del quinto piano dell'ospedale San Giovanni dove era ricoverato. Il regista 95enne era infatti ricoverato nel nosocomio romano di via dell'Amba Aradam nel reparto di urologia. Monicelli si e' lanciato dal balcone del nosocomio romano intorno alle 21.00. Il regista era ricoverato per un tumore alla prostata. Anche suo padre Tomaso, noto scrittore e giornalista, si era tolto la vita nel 1946.
La testimonianza di Lizzani
"Quello che fa capire quale sia stata la statura di Mario Monicelli e' la sua durata nel tempo nella storia del cinema italiano, prima con Steno, poi durante il periodo di Fellini e Antonioni ha continuato la sua opera intervenendo anche sul tessuto sociale con film come 'Compagni'. Insomma e' riuscito sempre a stare a passo con il tempo".
Una comicita' la sua davvero eclatante: "Ho visto in Cina con alcuni cinesi 'Toto' cerca casa' e ridevano davvero a crepapelle, la sua era una comicita' universale". Il gesto tragico che ha compiuto, spiega Carlo Lizzani: "Nasce anche dal fatto che era un super laico, uno che voleva gestire la sua vita fino in fondo, un gesto da lucidita' giovane". E infine, dice ancora Lizzani: "Un gesto che mi ricorda quello che accadde a mio padre che a settantacinque anni per una grave forma di depressione si getto' dal Pincio".
Combattivo fino alla fine
Negli ultimi mesi ha abbracciato la protesta dello spettacolo contro i tagli alla cultura, ha incitato i giovani a ribellarsi per un futuro migliore, si e' lamentato che il cinema di oggi non riusciva a raccontare l'Italia come e', ma stasera non ce l'ha fatta a guardare al suo futuro. Mario Monicelli si e' tolto la vita lanciandosi dall'ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato.
Era nato il 15 maggio del 1915 a Viareggio, figlio del critico teatrale e giornalista Tommaso e dopo la laurea in storia e filosofia a Pisa aveva esordito nel cinema nel 1932 con il corto, firmato insieme ad Alberto Mondadori, Cuore rivelatore. E' stato uno dei padri della commedia italiana, con Dino Risi, Steno, Luigi Comencini. Negli ultimi anni, perche' era un maestro del cinema e per ragioni anagrafiche, gli era toccato l'ingrato compito di commentare i colleghi che se ne andavano: dal Tiberio Murgia, Ferribotte di uno dei suoi capolavori I soliti ignoti, ai grandi sceneggiatori con cui aveva lavorato tante volte, Suso Cecchi D'Amico e Furio Scarpelli e Piero De Bernardi, per citare solo quelli di quest'anno.
Monicelli, come era nel suo carattere, rispondeva con arguzia, un pizzico di cinismo, raccontava aneddoti, rifuggiva ogni sentimentalismo per tirare fuori il meno ovvio di ciascuno di loro, cosi' come avrebbe preferito si dicesse di lui stesso. Negli ultimi anni la vena amarognola e caustica di Monicelli piu' che nei film era venuta fuori nelle sue uscite pubbliche: era stato al Viola Day di febbraio e al primo no B day nel dicembre scorso a Piazza San Giovanni, aveva urlato ai giovani di tenere duro: "viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro.
Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla liberta"' ed era stato a Montecitorio con i colleghi nel luglio 2009 per protestare contro i tagli al Fus. L'Italia era per lui "una penisola alla deriva". Monicelli non aveva paura di tirare fuori quello che sentiva, senza false diplomazie. Questo era sempre stato il suo carattere e forse a questa verita', dolorosa come il cancro alla prostata che lo aveva colpito, non ha resistito stasera. Una volta - a Venezia nel 2008 - scherzo', ma neppure tanto perche' lui era fatto cosi': "Non vedo l'ora scompaia De Oliveira.
E' stato sempre la mia ossessione. E' piu' anziano di me - il regista portoghese e' del 1908 ndr - , piu' bravo di me ed e' stato invitato anche a piu' festival di me". Questo il Monicelli piu' recente, barricadero, poi il Monicelli che passera' alla storia, il regista della Grande Guerra e dei Soliti Ignoti. Nel 1937, sotto lo pseudonimo di Michele Badiek, si era cimentato per la prima volta con il lungometraggio (Pioggia d'estate) e aveva conosciuto Macario e Toto' che lo ingaggera' nella sua squadra di autori, Fece amicizia con Steno, si avvicina ai circoli della sinistra antifascista. Ma poi si arruola (in cavalleria) e attraversa indenne le campagne d'Albania e d'Africa.
Nell'autunno del '43, tornato in Italia, lascia l'uniforme, arriva a Roma, fiancheggia anche la Resistenza insieme all'amico anarchico Comunardo. Erano gia' i giorni di Roma citta' aperta, si affermava il neorealismo e ben presto, a Monicelli e Steno richiamati in servizio per Toto' dal produttore Carlo Ponti, viene in mente di adattare la maschera del grande comico alle storie di vita che facevano furore. Nasce cosi' nel 1949 Toto' cerca casa, esordio ufficiale nella regia sia di Monicelli che di Steno, grandissimo successo e farsa passata alla storia come "una delle piu' belle parodie del neorealismo mai realizzate".
E' impossibile ripercorrere tutta la sua carriera, film dopo film, successo dopo successo, con oltre 66 regie e piu' di 80 sceneggiature. Basti dire che al trionfo dei successivi Vita da cani e Guardie e ladri (premiato a Cannes per l'interpretazione e la sceneggiatura nel '51) corrispondono i problemi con la censura sia per questo che per Toto' e Carolina. Dall'anno successivo cessa il sodalizio con Steno e dal '54 quello sistematico con Toto'.
Al ritmo di piu' di un film all'anno Monicelli approda, nel 1958 ad uno dei successi piu' limpidi: I soliti ignoti (nomination all'Oscar), l'ultimo film con Toto' e il primo con Vittorio Gassman 'sdoganato' come mattatore comico. Del 1959 e' un capolavoro assoluto come La grande guerra (altro film avversato dalla censura e poi trionfatore a Venezia con il Leone d'oro), del 1963 il doloroso I compagni con Mastroianni, del '66 l'irripetibile invenzione de L'armata Brancaleone. Sono gli anni dell'amicizia con Dino Risi, degli scontri con Antonioni, del controverso rapporto con Comencini, del trionfo della commedia all'italiana e dei 'colonnelli della risata'. Nel 1968 Monicelli inventa Monica Vitti attrice comica per La ragazza con la pistola, nel '73 ironizza sulle voglia di golpe all'italiana con Vogliamo i colonnelli, nel 1975 raccoglie l'ultima volonta' di Pietro Germi che gli affida la realizzazione di Amici miei.
Molto apprezzato anche in America, riceve ben tre nomination all'Oscar (oltre che per I Soliti ignoti candidato come miglior film straniero, per le sceneggiature de I compagni e Casanova 70). Nel 1977 recupera la dimensione tragica della commedia sceneggiando il libro di Vincenzo Cerami Un borghese piccolo piccolo. Negli anni'80, da ricordare, fra i tanti film, Il Marchese del Grillo e l'unanime consenso per Speriamo che sia femmina. Nel 1991, riceve il Leone d'oro alla carriera.
L'anno dopo con il feroce Parenti serpenti dimostra di saper leggere le trasformazioni della societa' italiana con l'acume e la cattiveria di sempre. E' del 2006 invece il tanto desiderato ritorno sul set di un film, rallentato da ritardi e difficolta' produttive, con Le rose del deserto, liberamente ispirato a Il deserto della Libia di Mario Tobino e a Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco.
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di
RaiNews24.it
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| 30/11/2010 09:14:54 |
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