Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poichè sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto» (Matteo 4:10)
I CREDENTI CRISTIANI ALL’EPOCA DELL’IMPERO ROMANO
Più del 90% della popolazione viveva nel paganesimo, mescolando credenze negli dei greci, egiziani e persiani, nonchè in quelli del pantheon romano. Nel primo secolo, i pagani onoravano gli dei della famiglia, della città e dell’impero.

Il cittadino prendeva parte all’economia e a tutti gli aspetti della vita sociale per contribuire all’armonia tra gli uomini e gli dei. I cristiani avevano il loro posto nel panorama sociale e religioso del mondo romano. Il cristianesimo appariva all’inizio come un «culto» in mezzo a tanti altri. Per un certo tempo le persecuzioni dei cristiani restarono locali e sporadiche. Nel 250, l’imperatore Decius dichiara i credenti nemici di Roma. Il suo decreto obbliga gli abitanti dell’impero ad offrire dei sacrifici agli dei, con un certificato firmato da un magistrato come prova. I credenti diventavano numerosi, perfino in magioranza in certe città. Tutto andava male: i nemici li minacciavano alle frontiere, l’inflazione barcollava e il governo diventava molto instabile. Gli Imperatori sfilavano a ritmo di due o tre l’anno. Il cristianesimo non causava problema finchè i credenti erano muniti del loro certificato di sacrificio. Ma coloro che si rifiutavano ostinatamente erano martirizzati. Tra questi Alfio, Filadelfo e Cirino. Tutto ciò che andava contro il contratto tra i Romani e gli dei era pericoloso. I credenti erano accusati di attività antisociali come il cannibalismo, l’incesto le orge. Si innalzavano contro la società, perchè si toglievano dei per rivolgersi al solo vero Dio. Non partecipavano più alle funzioni religiose e civiche e non avevano nessun statuto legale. Erano accusati di ostacolare l’armonia tra il cielo e la terra. Tertulliano scrisse: «Che il Tevere trabocchi o che il Nilo non trabocchi, si mandino i cristiani ai leoni». Con la conversione di Costantino nel 312, quando la Chiesa sta per divenire una forma di cultura imperiale romana, ci sarà l’esplosione dei culti ai martiri. Attraverso i secoli molti uomini e donne di Dio hanno sparso il loro sangue per la causa del Vangelo. Ancora oggi ci sono Stati dove c’è la persecuzione. La lettura della Bibbia viene punita come reato con pena capitale. Preghiamo per quei fratelli che non hanno la libertà che noi abbiamo di radunarsi insieme e condividere delle cose che il loro Signore ha fatto nella loro vita. Preghiamo anche per coloro che oggi vivono una vita a rischio predicando il Vangelo in prima linea e cercano di raggiungere le parti più remote della terra. Vogliamo essere con loro, se non fisicamente, sostenendoli con le nostre preghiere. Nel Vangelo, un Santo non è un individuo privo di peccato, bensì un peccatore salvato, messo a parte per il servizio di Dio. E’ per mezzo della fede nel Signore Gesù Cristo che un peccatore, diventa Santo. (1P1: 14-16)
San Paolo ci ricorda: «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno». (FL 1:21) , parole sicuramente care e medidate dai Santi martiri Alfio Filadelfo e Cirino, resi forti nella difesa della fede in Gesù, nello Spirito Santo e dalla conoscenza delle sacre scritture. I Santi vanno imitati: nella preghiera al Padre nel nome di Gesù, nella lettura quotidiana della Bibbia, nel ravvedimento dei propri peccati, nell’amore verso gli altri e alla chiesa.
Testo a cura dell'ass. Xouthia (Lentini)